
Le dàlmedre erano calzature con suole di legno e tomaia completa, alta, di tela e di cuoio. Usate soprattutto d’inverno le dàlmedre avevano sotto la suola una serie di chiodi appuntiti, i "giazini", che servivano per non scivolare sul ghiaccio.
La suola veniva fatta solitamente usando legno di betulla o di abete e modellata su misura; preparata la suola la dàlmedra veniva completata dal calzolaio che provvedeva ad applicare la tomaia.
Erano in molti a saper fabbricare le dàlmedre, ma a Canezza si specializzò in questa attività Giuseppe Girardi, detto Bepi Tomolo, che abitava vicino al maso Girardi, su verso Mala.
La dàlmedra era un tipo di calzatura diffuso in tutto il Trentino (con il nome di sgalmere), ma che in Valle dei Mocheni assunse quasi un’emblematica caratteristica. Tant’è che il grande scrittore austriaco Robert Musil, che durante la prima guerra mondiale prestò servizio nel ........ battaglione di fanteria della milizia territoriale nel settore di Palù dal 23 maggio alla fine di agosto del 1915, ne accenna nei suoi Diari, facendone anche un piccolo disegno (Robert Musil, Diari, pag. 467 dell’edizione Einaudi), con accanto la nota: "Scarpe delle donne di Palù".
L’usanza di indossare, nella stagione invernale, le dàlmedre si protrasse a Canezza fino alla fine degli anni Cinquanta.
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