
I pezzi qui esposti provengono tutti dal mulino dei Prissi, della famiglia Stefani di Canezza di Sotto.
Il mulino era ubicato nell’edificio divenuto poi il ristorante Bolgia, ora di proprietà dell’Itea che ne ricaverà degli alloggi.
Il mulino venne costruito all’inizio del Settecento; fu però durante l’Ottocento, con mugnaio Domenico Stefani, che il mulino raggiunse la sua massima produttività: era infatti dotato di ben 5 ruote che venivano fatte girare con la forza dell’acqua della roggia alimentata dalla Fersina e che erano collegate alle macine del frumento, del mais, del grano saraceno, dell’orzo e a quella che serviva a pestare cose varie come caffè, sale, pepe, etc...
All’inizio del Novecento con mugnaio il figlio di Domenico, Remo Stefani, le ruote vennero rinnovate e ridotte a 3, perchè la macina dell’orzo e delle cose varie non venne più ritenuta conveniente.
Il mulino dei Prissi, il più grande dei 15 mulini presenti nella Valle, era il punto di riferimento dei contadini di Roveda, Frassilongo, Mala, S.Orsola e Viarago che qui portavano a macinare il frumento, la segale e il mais prodotti nei loro campi. Il mulino funzionava tutto l’anno: l’attività si interrompeva soltanto in occasione delle periodiche alluvioni della Fersina quando puntualmente bisognava ripristinare il tracciato della roggia che veniva travolta dalle piene; o quando, viceversa, seppur raramente, la Fersina aveva una portata d’acqua insufficiente.
L’ultimo mugnaio fu Enrico (Richeto) Stefani che lavorò fino al 1969, anno in cui il mulino venne venduto e smantellato. Negli anni Cinquanta Enrico Stefani venne insignito dal Presidente della Repubblica Einaudi della medaglia d’oro come riconoscimento per la sua lunga attività di artigiano.
I pezzi qui esposti sono stati messi a disposizione da Eduino e Paolo Stefani, rispettivamente fratello e nipote di Enrico Stefani, l’ultimo mugnaio del mulino dei Prissi.
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